21 GIUGNO. LA PROTESTA DELLA SCUOLA PER CAMBIARE IL DECRETO SOSTEGNI BIS

Il percorso di conversione in legge del Decreto sostegni bis ci fa comprendere meglio quanto la stoffa del “governo dei migliori” sia eguale a quella di chi li ha preceduti.

Se prima abbiamo dovuto stupirci di fronte ai banchi con le rotelle, al pasticcio inverecondo delle GPS, alle continue affermazioni secondo cui nelle scuole il contagio non si diffonde; ora si resta basiti di fronte alla pretesa di turlupinare lavoratrici e lavoratori attraverso ridicoli interventi divisivi. Si pensi al vincolo quinquennale. Quella costrizione, che fissava i docenti immessi in ruolo nel settembre 2020 nella sede di prima nomina per cinque anni, è stata attenuata, “grazie” al Decreto sostegni bis, diventando triennale (purché si fosse ottenuta in prima nomina la provincia richiesta) ma questo, in realtà, ha allargato i danni a tutti gli insegnanti che otterranno un trasferimento interprovinciale o intercomunale e non si è neppure pensato ad attenuare i disagi introdotti con il ricorso ai movimenti annuali. Evidentemente i nostri saggi governanti non hanno studiato geografia e non sanno che servono ore per passare da un estremo all’altro di certe province. Per esempio, da Taormina a Sant’Agata di Militello ci vogliono tre ore e un quarto con i mezzi pubblici e due ore e un quarto in auto.

Così il ministro ha emanato le istruzioni per utilizzi e assegnazioni provvisorie senza aspettare i passaggi parlamentari. Un fatto grave in sé ma che suona beffardo quando è accompagnato dall’esaltazione di presunte novità. Quella che la FLC-CGIL definisce “una soddisfacente apertura su punti di tutela importanti” a noi appare invece una bufala. A chi viene concessa la deroga rispetto al vincolo triennale? A coloro che, per legge, già potevano goderne e cioè ai genitori con figli minori di tre anni (legge 151/2001 art. 42 bis) e ai coniugi conviventi di militari trasferiti d’autorità (legge 266/1999). Restano fuori, ad esempio i docenti che fruiscono della Legge 104. E restano fuori tutti gli altri. Dunque, chi ha figli di quattro anni o il coniuge metalmeccanico, bancario, impiegato “trasferito d’autorità” non può godere di quegli stessi diritti?

Ricordiamo che una simile ostinazione su una norma inutilmente vessatoria non ha alcuna giustificazione. Certo non vi è la scusa della difficoltà di un intervento normativo sulla materia né tanto meno vale il risibile argomento della “continuità didattica” (la quale non è tenuta in nessun conto se il docente diventa sovrannumerario). Per questo la questione del vincolo triennale dev’essere immediatamente superata a favore di tutti i lavoratori che desiderano partecipare alle operazioni di mobilità, tanto più in questa chiusura di un altro anno scolastico tormentato dalla pandemia e dall’arbitrio di chi governa. Perciò sosteniamo con forza la protesta dei “vincolati” e dei precari, i cui problemi vengono, ancora una volta, affrontati con la logica del divide et impera senza alcuna attenzione verso le conseguenze negative e concrete connesse all’enorme sacca di precariato che caratterizza la scuola italiana.

Per queste ragioni il 21 giugno prossimo la Cub SUR sarà nuovamente in piazza – con Cobas Sardegna, Unicobas, USB Scuola – a Montecitorio e nelle principali città italiane contro il Decreto sostegni bis, per rivendicare il diritto ad un lavoro e ad un reddito dignitosi; per dire forte che la nostra scuola pubblica non ha bisogno di palliativi ma di interventi seri; per ottenere almeno la restituzione delle ingenti risorse sottratte negli ultimi trent’anni; per dire che siamo stanchi di sedicenti riforme confezionate dai burocrati ministeriali e che non vogliamo diventare i “facilitatori” destinati ad offrire un sapere preconfezionato, omologato e funzionale a perpetuare questa società ingiusta e diseguale.

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