A SCUOLA SÌ, MA SOLO SE PROTETTI!

Nei mesi che hanno separato le due ondate pandemiche di Covid-19 abbiamo udito dal Governo
molte rassicuranti parole e numerose promesse sulla ripartenza della scuola e di tutto ciò che vi sta attorno.
Ora che siamo nuovamente piombati nell’emergenza è chiaro che non c’è stata nessuna adeguata strategia da parte del Ministero della Pubblica Istruzione che puntasse a ridurre gli alunni per classe attraverso un piano adeguato e immediato di assunzioni in ruolo accompagnato da investimenti concreti e di prospettiva in nuove infrastrutture scolastiche.
Non vi sono stati neppure interventi risolutivi da parte del Ministero dei Trasporti in relazione alla stringente necessità di aumentare i servizi e le corse, in modo da evitare pericolosi assembramenti sulle vetture che ogni giorno trasportano lavoratori e studenti verso i luoghi di lavoro e studio.
Anche il Ministero della Salute e le Regioni si sono limitati a scelte emergenziali, poiché non si è operato in maniera stabile e lungimirante sui servizi alla persona, sul potenziamento della medicina territoriale, sulla presenza di personale sanitario nelle scuole.
Tutte queste mancanze oggi si riverberano negativamente su tutti noi, con l’istituzione di zone di contenimento del virus e lockdown locali dettati dall’emergenza all’insegna del principio “non investo in sicurezza, ma chiudo il più possibile ogni attività”. Così si è giunti alla chiusura
generalizzata delle scuole superiori mentre, anche per garantire la regolare attività di una parte dei lavoratori di questo Paese, si è deciso di non procedere alla chiusura delle scuole primarie, dell’infanzia e della prima classe della scuola secondaria di primo grado nelle zone dette “rosse”.
Questi allievi in tenera età in genere non sono ancora in grado di avere tutte le autonomie e le competenze informatiche del caso e, dopo la complicata (e per molti di loro fallimentare) esperienza della Didattica a Distanza nella scorsa primavera, appare necessario tutelare il più possibile il loro diritto alla frequenza di un luogo di apprendimento reale come solo la scuola in presenza può offrire. Ma questa preoccupazione non può condurre a dimenticare completamente chi lavora dentro le scuole rimaste aperte: personale educativo e ATA, maestre/i e professoresse e professori. Ad oggi, i lavoratori della scuola sono sottoposti al ricatto del dover scegliere tra il diritto alla salute e il diritto a svolgere dignitosamente il proprio lavoro, garantendo un’istruzione di qualità a tutti i propri studenti. Nessuno ha valutato che il personale sopracitato, lavora in situazioni di rischio elevatissimo e che permangono i seguenti problemi:

1. mancano i dispositivi di protezione adeguati, che andrebbero forniti gratuitamente dal datore di lavoro (nelle aziende private corre l’obbligo di farlo!) come le mascherine FFP2. I due metri di distanza tra docenti e studenti, non solo sono stati rilevati come poco protettivi tanto da imporre l’uso costante delle mascherine nelle classi, ma sono impossibili da mantenere per i docenti di sostegno. Lo stesso si può dire per i docenti della scuola dell’infanzia che, benché muniti di visiera, dovrebbero anch’essi avere la medesima fornitura di mascherine più protettive. Inoltre anche il personale ATA, che si occupa della gestione dell’igiene dei bambini e di accompagnarli all’uscita del plesso, non potrà mai mantenere i 2 metri di distanza!

2. La normativa sul trattamento dei docenti in attesa di tampone entrati in contatto con casi positivi è assurda; la prassi prevede la presenza a scuola degli altri docenti della classe e degli alunni stessi per più giorni, in attesa di comunicazioni ufficiali dell’ASL che autorizzino la messa in quarantena di tutto il personale. Ma sappiamo che le ASL ormai non danno risposte per giorni e giorni!

3. Manca l’obbligo di un tampone di verifica per il rientro a scuola di tutti gli alunni a casa in quarantena.

4. Non è prevista la pubblicità dei dati epidemiologici delle scuole; il Ministero non è in grado di monitorare la situazione, manca uno screening serio e frequente sulle scuole di tutto il territorio nazionale per valutare eventuali focolai.

5. Manca la garanzia di mense sicure per discenti e docenti.

6. Il personale ATA è sempre insufficiente e perciò soggetto a turni di pulizia troppo onerosi e necessariamente approssimativi.

7. Anche il personale docente è insufficiente a garantire la didattica per piccoli gruppi che avrebbe ridotto il rischio del contagio e a dare supporto agli alunni esclusi dalla DAD durante i mesi di lockdown.

8. C’è un susseguirsi quasi quotidiano di indicazioni normative: dello Stato, della Regione, del Ministero che genera confusione per l’approssimazione e la contraddittorietà che le caratterizza. Questo dà luogo ad interpretazioni equivoche e comportamenti difformi in ogni singola scuola anche perché si tende ad accrescere, oltre il consentito, poteri e responsabilità gestionali dei Dirigenti scolastici.

9. Il ministero si è arrogato il diritto di reinterpretare la quarantena attiva, imponendo ai docenti di seguire comunque le classi. Questo è ora addirittura normato nel vergognoso CCNI integrativo firmato da ANIEF, CGIL e CISL.

10. i docenti delle classi in quarantena, quindi persone a rischio contagio, lavorano in attesa di un tampone che non arriva e, terminate le ore di Didattica Digitale Integrata si spostano in altre classi per coprire le supplenze degli altri docenti assenti. Rischiano così sia di ammalarsi,
sia di diffondere il contagio.

11. In moltissime scuole troppo spesso la rete internet non funziona e i laboratori non sono in numero sufficiente, perciò i docenti sono costretti a usare i propri mezzi tecnologici.

12. Non è stato attivato il fondo per dotare i docenti a tempo determinato dei dispositivi necessari, né per l’erogazione di un bonus di connessione internet per chi dovrà fornire la prestazione in DDI da casa.

13. Non vi è la previsione di un’indennità di rischio per tutte le professioni in questo momento esposte a contagio.

Di fronte a tanta insipienza una cosa dev’essere chiara: se le scuole dell’infanzia, primaria e prime medie devono restare aperte ad ogni costo, è indispensabile mettere in campo ogni risorsa disponibile per tutelare la salute di tutte le persone coinvolte: gli allievi, le loro famiglie e tutto il personale. Ogni giorno costoro affrontano un grande rischio per garantire il diritto allo studio. Si tratta di un grande servizio per il Paese, ma che non si può realizzare sacrificando il diritto alla salute: pretendiamo sicurezza, prevenzione e indennità! Perché le scuole non devono diventare le RSA della seconda ondata pandemica!

SICUREZZA SUBITO O SCUOLE CHIUSE!

CUB Scuola Università Ricerca

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