I PARADOSSI DEL DECRETO SICUREZZA: NESSUNA TUTELA PER MIGRANTI E LAVORATORI

Il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno  ha inviato, il 19 dicembre, una circolare ai Comuni per sollecitare l’estromissione dal sistema di accoglienza centrale SIPROIMI (sistema di protezione internazionale e per minori non accompagnati, ex SPRAR) di coloro che, entrati in Italia con la protezione umanitaria, hanno perso questo diritto a causa del Decreto Sicurezza.

Centinaia di persone, uomini, donne, bambini rischiano di finire in strada nel periodo più freddo dell’anno. Per queste persone non è prevista nessuna altra forma di protezione; dovranno lasciare i progetti di inclusione per mezzo dei quali stavano provando a ricostruire la propria vita, molti saranno trasferiti altrove, probabilmente a parecchi chilometri di distanza, visto che in molte regioni i bandi per i CAS sono andati deserti; molti saranno abbandonati a se stessi. Una situazione che andrà ad aggravare le tensioni sociali, soprattutto nelle aree periferiche.

Il taglio alle risorse destinate all’accoglienza sta colpendo pesantemente anche i lavoratori: l’ondata di licenziamenti che ha investito il settore non accenna a diminuire. Si calcola che saranno almeno 18.000 coloro che perderanno il lavoro entro il 2020, quando scadranno le proroghe richieste dalle questure e il Decreto sicurezza entrerà a regime:  operatori socio assistenziali, educatori, insegnanti, assistenti legali, mediatori culturali, psicologi, figure non previste dal nuovo capitolato.

Ad un anno dall’approvazione i decreti sicurezza hanno prodotto l’aumento degli stranieri irregolari, il sovraffollamento dei CAS (centri d’accoglienza straordinari, in cui viene fornito ai migranti solo vitto e alloggio) e centinaia di licenziamenti. Il nuovo governo non sembra orientato a invertire la rotta rispetto alla politica dei porti chiusi.

A Roma sono per ora 5 i centri di accoglienza che chiuderanno entro il 31 dicembre. I migranti saranno trasferiti non si sa bene dove, per i 40 operatori si prospetta l’ennesimo licenziamento collettivo. 

CUB, USI e USB hanno chiesto congiuntamente all’Amministrazione una proroga immediata  e un incontro urgente, per poter analizzare ogni possibile soluzione a tutela dei lavoratori e degli ospiti presenti nei centri d’accoglienza.

I decreti contengono, inoltre, delle norme molto restrittive per reati compiuti durante le manifestazioni. Sono arrivate nei giorni scorsi le prime salatissime multe per i lavoratori  della tintoria “Superlativa” di Prato, che avevano manifestato ad ottobre perché non ricevevano lo stipendio da sette mesi e protestavano contro turni di lavoro massacranti.

Queste leggi non possono essere riformate, devono essere abolite. È necessario unire le lotte dei lavoratori e dei migranti, contro ogni forma di razzismo, discriminazione e sfruttamento!

CUB Immigrazione

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