Lavoratrici domestiche: chi se ne cura?

La CUB Donne aderisce convintamente all’appello “Cura il lavoro di cura”, che pone la giusta attenzione su una categoria, quella delle lavoratrici domestiche, tra le più colpite dall’epidemia che da settimane sta flagellando il paese.
Dall’inizio dell’epidemia il 60% delle colf ha interrotto l’attività lavorativa, per diversi motivi: paura del contagio, soprattutto nei casi in cui la lavoratrice non è convivente con l’assistito, per motivi economici, legati al blocco delle attività non essenziali, oppure perché il lavoro di cura viene svolto da familiari, spesso anch’esse donne, che sono costrette a restare in casa.
Tutte le misure finora varate, a sostegno delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese, non fanno alcun riferimento a questa categoria; il decreto Cura Italia esclude il lavoro domestico sia dalla cassa integrazione in deroga, trattandosi di una misura a tutela delle aziende più che dei lavoratori, sia dal divieto di licenziamento. Circostanza, questa, abbastanza indicativa della considerazione che si ha delle lavoratrici domestiche, che svolgono un’attività essenziale per il benessere delle persone, ma che non produce profitto!
Molte famiglie hanno cercato di tamponare la situazione attraverso la concessione di ferie o permessi, ma cosa succederà quando le ferie saranno finite o quando le famiglie non potranno più sostenere il peso economico di garantire una retribuzione alla badante?
Grande confusione c’è anche per quanto riguarda la tutela della salute e sicurezza. Il rischio di essere contagiate o di essere veicolo di contagio è elevatissimo, ma chi si occupa di informare e formare adeguatamente le lavoratrici sul rischio biologico? Chi fornisce i dispositivi di protezione idonei al contenimento del rischio? Qualora la lavoratrice dovesse contrarre il virus, trattandosi di infortunio sul lavoro, si attiverebbe l’assicurazione INAIL, ma quali tutele avrebbe se dovesse essere messa in quarantena o isolamento fiduciario o se si ammalasse la persona assistita? Inoltre, molte delle lavoratrici domestiche sono immigrate, che rischiano di perdere, oltre al lavoro, il permesso di soggiorno.
Il governo ha preannunciato che il prossimo decreto conterrà un “reddito di ultima istanza” al quale potranno accedere anche colf e badanti in caso di sospensione o riduzione dell’attività, al momento, però, soltanto la Regione Sardegna ha istituito un contributo una tantum per le lavoratrici e i lavoratori domestici, che comunque non supera i 600 euro, essendo legato ai contributi versati, e sarà ulteriormente ridotto in funzione delle giornate non lavorate nel mese di marzo.
Uniamo la nostra voce a quanti hanno sottoscritto l’appello, nella convinzione che sia necessario ripensare interamente il sistema di welfare, estendere la responsabilità del lavoro di cura a tutti i generi, riconoscere e rivalutare il lavoro delle persone che si prendono cura quotidianamente dei propri familiari, sia in forma gratuita, sia professionalmente, in qualità di colf, assistenti familiari, babysitter.

CUB Donne

Per aderire a questo appello scrivi a: appellocuralavorodicura@gmail.com

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