Sciopero nazionale degli operatori sociali: i servizi pubblici non sono merci. Vogliamo salute e reddito.

Stamattina si sono trovati, a piazza Montecitorio, a Roma, decine di operatori sociali del terzo settore per lo sciopero nazionale di categoria, organizzato negli ultimi mesi dalla Rete Intersindacale Operatori Sociali, riunitasi settimanalmente per coinvolgere su tutto il territorio nazionale una categoria notoriamente poco sindacalizzata e timorosa di ritorsioni. Lo sciopero é stato indetto da SGB, ADL COBAS, SIAL COBAS, COBAS LAVORO PRIVATO, con l’adesione di altre sighe sindacali tra cui la CUB.
A Roma (e solo a Roma) il Comitato Romano AEC è riuscito, nel corso di questi ultimi tre anni, a unire, nella lotta per l’internalizzazione del servizio educativo scolastico, varie sigle sindacali.
La presenza in piazza, qui a Roma era in prevalenza di operatori scolastici, anche se, per via dell’emergenza epidemiologica, molti operatori non hanno potuto partecipare, bloccati in casa dalla quarantena. L’adesione allo sciopero è stata molto alta e abbiamo registrato diverse scuole rimaste completamente senza operatori.
Le richieste della categoria sono univoche:

  • l’internalizzazione dei servizi alla persona, dilaniati dalle esternalizzazioni.
  • la sicurezza di lavoratori e assistiti, non solo in questa emergenza, ma come diritto in ogni momento lavorativo,
  • la dignità di una retribuzione giusta in quantità e per tutto il corso dell’anno.

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